Fiori di ciliegio

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A partire dal periodo Heian (794-1185), ogni anno in primavera, nella ricorrenza chiamata hanami (letteralmente significa “guardare i fiori” ma il termine viene utilizzato escusivamente in riferimento al fiore di ciliegio), i giapponesi festeggiano la bellezza effimera del sakura, uno dei simboli del Giappone, così fortemente presente nella cultura del Paese del Sol Levante.

Il fiore di ciliegio va oltre la sua evidente bellezza e a colpire è la sua caducità, il suo essere in piena fioritura solo per pochi giorni.

Il vero senso della tradizione hanami non consiste nel guardare lo spettacolo offerto dalla bellezza dei fiori sull’albero ma nell’osservare con una punta di tristezza e commozione come cadono dall’albero, trasportati dalla brezza primaverile nel breve viaggio che li separa dalla terra ancora fredda. Un modo dolce e allo stesso tempo malinconico per ricordare che ogni vita è destinata a finire. Sotto ogni albero fiorito viene steso un telo di plastica azzurro e al piacere estetico di restare sotto una delicata pioggia di petali, si aggiunge la gioia del cibo e della compagnia. La fioritura dei ciliegi è da sempre vista come segno premonitore della ricchezza della raccolta del riso, come auspicio di prosperità. Inoltre, come tale deve essere interpretata l’usanza di offrire infusi di fiori di ciliegio ai matrimoni.

Tra le caratteristiche distintive la principale è rappresentata dal numero di petali dei fiori di ciliegio. La maggior parte dei ciliegi selvatici ma anche di quelli coltivati hanno fiori con cinque petali, alcune specie hanno fiori con dieci, venti o più petali.

Ramen giapponese

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I ramen sono un piatto tradizionale giapponese, che fu importato dalla cina. Si tratta “semplicemente” di spaghetti in brodo, tuttavia possono avere diverse caratteristiche. Esistono principalmente 4 tipologie di ramen, A seconda delle quali il brodo viene preparato in modo diverso. Ci sono brodi preparati con dashi (a base di pesce) e brodi preparati facendo bollire la carne.
 
Non focalizzatevi troppo sulla tipologia di brodo ma più che altro su come questo viene condito.
 
Oltre infatti al tipo di preparazione del brodo c’è da considerare anche il condimento del brodo:
Shio: è semplicemente sale. Il brodo in questo caso sembra quasi trasparente.
Shoyu: è la salsa di soia, ma non quella che si usa per il sushi ma di solito un tipo speciale. Il brodo diventa leggermente marrone.
Miso: è la pasta di soia fermentata. Ha un sapore molto deciso e il brodo diventa opaco.
Tonkotsu: è un tipo di ramen con un brodo fatto facendo bollire ossa di maiale per moltissime ore. Il colore del brodo diventa opaco ed il sapore è molto deciso e a qualcuno potrebbe non piacere oltre che fare impressione dopo aver conosciuto il modo in cui viene preparato.
 
Se avete voglia di provare un piatto veramente giapponese e dalla tradizione millenaria, non potete non passare ad assaggiare i ramen del Tao Sushi Restaurant!

San Valentino in Giappone

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La festa di San Valentino (バレンタインデー) è molto popolare in Giappone, e come tutte le feste occidentali importate nel paese del sol levante, fu introdotta per fini commerciali. Dopo alcune campagne pubblicitarie della ditta Morozoff di Kobe non andate a buon fine nel 1936 e 1953, nel 1958 una campagna pubblicitaria dei grandi magazzini Isetan ebbe finalmente successo e da allora San Valentino è diventata sempre più popolare nel paese, soprattutto fra i teenagers.
 
Questa festa ha però assunto in Giappone alcune sfumature particolari e (quasi) uniche rispetto al resto del mondo.
 
Non esiste la consuetudine tra gli innamorati dell’appuntamento romantico, cenando insieme e scambiandosi piccoli doni, ma tutto è legato al regalo di cioccolata (no fiori o altro).
Se vi ritrovate in Giappone il 14 febbraio, noterete cioccolata in vendita dappertutto, anche in stand temporanei che nascono per l’occasione, per esempio dentro le stazioni. Secondo alcune stime, circa la metà delle vendite di cioccolata in Giappone in un anno avviene nel periodo di San Valentino.
A regalare la cioccolata sono però solo le ragazze, e non la regalano soltanto al proprio fidanzato o più in generale alla persona amata, ma a tante persone.
 
Vi sono comunque tre diversi “tipi” di cioccolata:
 
-la giri-choko (義理チョコ), la cui traduzione letterale sarebbe “cioccolata dell’obbligo”, che è semplice cioccolata, comprata nei negozi e regalata in confezioni normali, senza spendere molto, che viene regalata dalle ragazze a persone come i propri compagni di classe o colleghi di lavoro. Spesso questa cioccolata viene regalata per la solita motivazione che condiziona i giapponesi in molti aspetti della loro vita, il seguire ciecamente le convenzioni sociali, ovvero “tutti lo fanno, è consuetudine farlo, quindi bisogna farlo”, non importa se la convenzione sociale sia dettata da qualche multinazionale dei dolciumi;
 
-la tomo-choko (友チョコ), la cui traduzione letterale sarebbe “cioccolata dell’amico”, che è un regalo più sincero, regalato agli amici a cui si vuole bene davvero, talvolta anche tra ragazze;
 
-la honmei-choko (本命チョコ), la cui traduzione letterale sarebbe “cioccolata del prediletto”, che viene regalata alla persona che si ama, quindi al proprio fidanzato o marito, o a qualcuno di cui si è innamorati e a cui ci si vuole dichiarare o comunque far capire i propri sentimenti. Questa cioccolata viene preferibilmente preparata in casa con le proprie mani e confezionata con cura, oppure comprata nei negozi scegliendo però qualche marca pregiata e costosa e avvolta in confezioni particolari.
 
Buon San Valentino a tutti i nostri clienti!

Il gennaio giapponese

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Il Gennaio giapponese, dopo aver dato l’addio al vecchio anno, è ricco di eventi e tradizioni.
 
Ad esempio c’è lo Joma Shinji a Kamakura: questa è una cerimonia in cui si scacciano gli spiriti maligni che si tiene il 5 Gennaio appunto a Kamakura. Vi sono 12 arcieri divisi in due squadre, con costumi tradizionali e un elmetto che cercheranno di colpire il bersaglio posto a 40 metri di distanza, nella speranza che a ogni tiro andato a buon fine il male si allontani.
 
Un’altra usanza ed evento particolare che si tiene in Giappone a Gennaio è il taglio della carpa a Tokyo. Viene denominato Manaita Biraki, ovvero l’inaugurazione del tagliere, e consiste nel taglio della carpa, eseguito utilizzando il coltello, impugnato con la mano destra, e delle bacchette, nella mano sinistra, senza toccare il pesce con le mani.

A fine Gennaio poi, c’è il festival Yamayaki, a Nara. Dal fuoco sacro del santuario KasugaTaisha viene accesa una torcia, che verrà utilizzata dai monaci per incendiare le sterpi e l’erba secca, disposte su tutto il monte. Mentre tutto brucia, uno spettacolo pirotecnico di circa mezz’ora conclude la giornata.

Nighiri

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Tra i vari tipi di sushi ci sono i nighiri: riso modellato manualmente in forma ovale con sopra una fettina di pesce crudo o cotto.
 
Ci sono innumerevoli varietà di nighiri, i più conosciuti sono quelli con tonno, salmone e gamberetti.
 
Da noi potrai trovare tantissimi tipi diversi di nighiri, vieni a provarli!

Il Capodanno Giapponese

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Nel Paese del Sol Levante, oltre alla tradizionale festa di capodanno con fuochi d’artificio e festeggiamenti vi sono ancora alcune tradizioni fortemente radicate.
 
La cerimonia tradizionale più importante è quella dell’hatsumode. Questa cerimonia consiste nel recarsi in visita a un luogo sacro nel primo giorno dell’anno: i giapponesi possono visitare un tempio o un santuario nel corso di tutta la giornata del 1° gennaio, ma la maggioranza di loro preferisce attendere la mezzanotte in un tempio o santuario e assistere alla solenne cerimonia dei 108 rintocchi.
 
Secondo la tradizione buddista, la nostra anima è afflitta da 108 peccati e, con altrettanti rintocchi di campana, può essere purificata e iniziare bene il proprio anno.
 
Secondo tradizione, la notte prosegue poi in maniera sobria: i giapponesi conversano con amici e parenti aspettando la prima aurora dell’anno, da ammirare preferibilmente da una collina o da una montagna; questo rito è definito “rito dell’Hatsu-Hinoide”.

Ricetta del misoshiru

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Dalla cucina tradizionale giapponese, ecco un piatto leggero ma gustoso: la zuppa di miso, ricca di verdure e di sapore!
 
Ingredienti:
– Acqua: 1 l
– Tofu: 200 g
– Carote: 150 g
– Miso: 60 g
– Daikon: 50 g
– Zenzero fresco: 10 g
– Porri: 1
– Alga Wakame: 1 foglio da circa 8 cm
– Olio extravergine d’oliva: 1 cucchiaio
 
Procedimento:
Per preparare la zuppa di miso, per prima cosa mettete in ammollo in acqua fredda il foglio di alga wakame. Pulite intanto il daikon: spuntate la parte superiore e quella inferiore, eliminate la buccia pelandolo con un pelapatate e tagliatelo finemente in piccoli pezzi.
 
Pelate le carote e tagliate anch’esse i piccoli pezzi; sfogliate il porro dalle foglie più esterne, eliminate la parte verde e tagliatelo finemente.
 
Sbucciate lo zenzero e dividetelo in piccoli pezzi. Strizzate l’alga, ormai ammorbidita, e tagliatela finemente a chiffonade.
 
In una casseruola capiente, fate rosolare ora le verdure, con un filo d’olio di oliva (o di sesamo) per 10 minuti circa. Aggiungete anche l’alga wakame, quindi coprite le verdure con l’acqua.
 
Lasciate cuocere così il tutto per 15 minuti circa. Nel frattempo, tagliate il tofu in pezzetti da circa 1 cm. Prelevate un mestolo di brodo dalla zuppa e utilizzatelo per stemperate, in una ciotolina, il miso.
 
Aggiungete alla zuppa il miso stemperato, il tofu quindi spegnete, mescolate ed ecco la zuppa pronta! Lasciate intiepidire cinque minuti e servite ben calda!

Cosa sono i Gunkan

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Gunkan significa barca, questa tipologia di sushi prevede che l’ingrediente principale si presenti al di sopra del riso, creando una forma simile alla barca. Non è necessario che sia contenuto da un’alga, si può utilizzare anche una striscia di pesce. I tipi principali di Gunkan sono tre: Tobiko, Ikura, e Uni.
 
ll Gunkan, o bignè, è un tipo di sushi utilizzato per ingredienti morbidi che quindi necessitano di essere trattenuti (questi non potrebbero essere utilizzati per il nigiri sushi), quali uova di salmone o di pesce volante oppure tartare ed infine il riccio di mare.
 
Se vuoi assaggiare questa specialità della cucina Giapponese vieni a trovarci, potrai gustare quattro tipi diversi di Gunkan!

Origini, storia e curiosità sul Sakè

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Anche se la cucina Giapponese è ormai diffusa e conosciuta in tutta Italia, la bevanda nazionale del paese del Sol Levante è per molti ancora sconosciuta.
Negli ultimi tempi però l’interesse per il sakè sta crescendo rapidamente, grazie ad eventi dedicati a questa bevanda e momenti di approfondimento nel corso di importanti manifestazione gastronomiche, oltre all’impegno di alcuni locali che stanno cercando di diffondere anche questa cultura.
 
Origini e storia
Quella del sake in Giappone è una storia millenaria, legata all’origine della coltivazione del riso. I più antichi scritti su questa bevanda si trovano in alcuni documenti cinesi del terzo secolo, che rivelano che “i giapponesi sono molto appassionati di sake” e “sono soliti berlo in compagnia nelle occasioni di lutto”. I templi scintoisti e buddisti iniziarono a produrlo tra il XII e il XV secolo, periodo in cui si svilupparono le tecniche moderne di fermentazione.
 
Cos’è il sake e come si produce?
Il sakè, contrariamente a quanto spesso sentiamo, non è un liquore o un distillato, ma una bevanda ottenuta dalla fermentazione del riso. Esistono varietà di riso utilizzate esclusivamente per la produzione di questa bevanda alcolica. La fermentazione è indotta da un microrganismo (una muffa) chiamato koji‐kin e dall’aggiunta di lievito (kobo).
 
Gradazione alcolica, temperatura e servizio del sake
La gradazione alcolica del sake varia dal 13% al 16%.
Si può bere sia che che freddo, a seconda della stagione e del contesto.
A seconda delle tipologie, si può bere in tazzine di terra cotta o di ceramica, oppure in bicchieri di vetro. Un altro recipiente tradizionale è il masu, una sorta di scatolina in legno di cedro.

Gyoza fai da te! la ricetta per preparare degli ottimi gyoza

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I Gyoza sono ravioli di carne facenti originariamente parte della tradizione culinaria cinese ma in seguito sono diventati molto apprezzati in Giappone, tanto da diventare parte della gastronomia del Sol Levante. Questi deliziosi ravioli a base di carne di maiale hanno la caratteristica di avere un gusto molto intenso che gli viene conferito dall’aglio e dello zenzero, parte integrante del ripieno. Tra i più noti antipasti del menu orientale, i Gyoza possono essere cotti sia al vapore sia in padella. Una ricetta davvero facile da preparare in casa, perché il ripieno contiene ingredienti facilmente reperibili.
 
Se volete provare a cucinare a casa vostra i Gyoza ecco qui la ricetta:
 
INGREDIENTI:
Maiale tritato: 120 g
Aglio: 1 spicchio
Cipollotti: 2
Olio di semi di sesamo: 1 cucchiaio
Acqua: 150 ml
Olio extra vergine di oliva: qb
Salsicce: 80g
Zenzero: qb
Zucchero: ½ cucchiaio
Farina: 240 g
Sale: qb
 
PROCEDIMENTO:
-In una ciotola unite la carne di maiale tritata e le salsicce. Grattugiatevi dentro lo spicchio d’aglio e un pezzetto di zenzero di circa 5 cm.
 
-Unite i cipollotti tagliati finemente, lo zucchero, l’olio di semi di sesamo ed amalgamate il tutto con le mani fino a che tutti gli ingredienti non si legano in maniera omogenea. Lasciate il composto coperto con un foglio di pellicola a riposo per 1 ora.
 
-Prendete un’altra ciotola e mescolatevi la farina con l’acqua e il sale, e impastatela fino ad ottenerne un composto liscio ed omogeneo. Lasciate riposare il vostro impasto su un piano coperto dalla ciotola capovolta per circa 30 minuti. Infarinate il piano e cominciate a tagliare il vostro panetto in strisce abbastanza spesse, tagliate poi le strisce in pezzettini e da essi formate dei piccoli dischetti aiutandovi con un mattarello.
 
-Mettete il ripieno di carne al centro di ogni dischetto di pasta, ripiegateli a mezzaluna e chiudeteli pizzicandone i bordi.
 
-Fate rosolare i vostri gyoza in un tegame con l’olio extravergine d’oliva e l’acqua fino a che non risultano dorati.
 
Servite i gyoza accompagnati da salsa di soia!

SUSHI TAO RESTAURANT

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