La salsa teriyaki

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La salsa teriyaki è uno dei condimenti più diffusi e apprezzati della cucina giapponese, è conosciuta anche come tarè ed ha un sapore agrodolce. Il termine teriyaki si riferisce ai piatti cucinati con questa salsa e alla tecnica con cui vengono preparati. La parola teri significa lucido o splendente e si riferisce al colore della salsa; la parola yaki significa cotto su metallo (quindi alla griglia, in padella o sulla piastra).

Viene realizzata con salsa di soia, mirin o sakè, zucchero e miele. Ingredienti semplici, ma che necessitano di essere bilanciati sapientemente. La preparazione è molto facile: è sufficiente unire tutti gli ingredienti in una padella e portare ad ebollizione il composto. A volte viene aggiunto anche zenzero grattugiato, aglio tritato o amido. Se viene utilizzata come marinatura, si consiglia di lasciarla più liquida, mentre se utilizzata come salsa deve avere una consistenza densa e corposa di colore scuro.

Con la salsa teriyaki è possibile cucinare pollo, manzo, pesce, frutti di mare, verdure, tofu e tanto altro.
Solitamente viene utilizzata per glassare le pietanze cotte alla piastra, conferendo un aspetto lucido e caramellato alle vivande. Può essere utilizzata in tutte le cucine del mondo: in sostituzione dell’aceto nelle marinature o nelle insalate, all’interno degli hamburger americani, come salsa di accompagnamento del sushi roll o come condimento dei noodles.

Per preparala in casa, sono necessari:
– 125 ml di salsa di soia
– 2 cucchiai di mirin (o sakè)
– 1 cucchiaio di zucchero (o miele)

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Hashi, le bacchette giapponesi

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Le bacchette sono utensili fondamentali nella tradizione culinaria del Giappone: equivalgono alle nostre posate e i giapponesi le utilizzano sia per mangiare sia per cucinare. Le tradizionali bacchette giapponesi sono fatte di legno, principalmente bambù, ma in alcuni casi è possibile trovarli anche in metallo o plastica. Essendo una parte fondamentale nella cultura giapponese, le bacchette sono spesso decorate in modo minuzioso e preciso, incise o laccate.

Si è abituati a vedere le bacchette giapponesi come quelle usa e getta dei ristoranti, in realtà in famiglia, ogni componente ha le proprie bacchette che vengono servite in una capiente ciotola posta al centro del tavolo. Esistono diversi tipi di bacchette a seconda della situazione o del soggetto che le utilizza: per mangiare la portata principale, per cucinare, per le donne, per gli uomini e per i bambini.

Secondo il Galateo d’Oriente, e come buona norma igienica, non si possono appoggiare le bacchette direttamente sul tavolo, ma si deve utilizzare lo Hashioki (l’apposito rialzo o piattino, posto di fronte o a sinistra della ciotola del cibo, che può essere in legno, ceramica, vetro, giada o carta).

Per molti occidentali, utilizzare le bacchette in modo corretto sembra impossibile. In realtà bastano pochi semplici gesti e un po’di pratica per imparare ad usarle e per rispettare la cultura culinaria giapponese.

Ecco alcuni consigli pratici per come usare le bacchette:
impugna la prima bacchetta, poco sopra la metà, tra la punta del pollice e la punta dell’indice (come una matita);
infila la seconda bacchetta (che rimarrà sempre ferma) nell’incavo del pollice e appoggiala alla prima falange dell’anulare;
tieni la prima bacchetta aiutandoti con la prima falange del medio.Muovendo l’indice ed il medio automaticamente si muoverà anche la bacchetta.

Semplice no?

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Gli edamame

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Gli edamame, o fagioli di soia, sono un alimento tipico delle regioni orientali particolarmente ricco sotto il profilo nutrizionale. Il nome deriva dalla combinazione delle parole “eda”, che significa rami, e“mame”, che significa chicchi.

L’edamame è un alimento che si presta alla maggior parte dei regini alimentari: non contiene glutine o lattosio, si presta alla dieta dei vegetariani e dei vegani, può essere utilizzato nel sistema nutrizionale per il sovrappeso e per le malattie del metabolismo. Inoltre, grazie al buon contenuto di fibre, l’edamame può aiutare il regolare transito intestinale e,in sinergia con i grassi essenziali, può contribuire a prevenire e a ridurre la gravità di eventuali complicazioni metaboliche, quali ipertensione, diabete mellito tipo 2 e relative complicanze.

Grazie alla presenza di isoflavoni, ovvero sostanze bioattive che combattono il colesterolo, riducono il rischio di cancro alla prostata e al seno e riducono il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari.

Potrebbe essere considerato il giusto compromesso tra un legume e un ortaggio, grazie alla moderata funzione calorica e al notevole apporto idro-salino.

L’edamame è considerato anche “il migliore spuntino ad oggi conosciuto” (come sostiene lo UnitedStatesDepartment of Agriculture), in quanto ha unelevato potere saziante.

I giapponesi consigliano di mangiarlo come snack accompagnato da una bibita ghiacciata.

Dal punto di vista nutrizionale, 100 gr di edamame corrispondono a circa 120 calorie, di cui 11 gr sono rappresentate da proteine, 10 gr da carboidrati, 5 gr di grassi e 5 gr di fibre. Apporta anche un buon contenuto di sali minerali e vitamine: potassio, sodio, calcio, ferro, magnesio e vitamina C.

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Futomaki

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Il futomaki, il cui significato in giapponese è “rotoli larghi”, è un sushi che appartiene alla categoria dei “maki” arrotolato con una foglia intera di alga nori ripieno di riso e vari ingredienti a scelta.
Gli ingredienti con cui vengono farciti i futomaki possono essere: tonno, salmone fresco, surimi, uova di pesce, verdure e la famosa tamgoyaki, la frittata arrotolata giapponese.

I futomaki si distinguono dagli uramaki per le loro dimensioni e per il fatto che l’alga nori nei primi è all’esterno mentre nei secondi è all’interno del rotolo mentre il riso è all’esterno.
Si distinguono poi dagli hossomaki, ovvero “rotoli stretti”, per le loro dimensioni.
Il futomaki presenta all’interno almeno 4 ingredienti diversi mentre nell’ hossomaki l’ingrediente è uno solo, quindi più ridotto rispetto al fratello maggiore.

Come gli altri sushi, anche il futomaki viene accostato preferibilmente con salsa di soia e wasabi.
Da noi potrai gustare una grande varietà di futomaki: futomaki fritto, vegetariano, futomaki sake, california ed ebiten, tutti piatti ricchi e deliziosi.

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Sakè

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Si scrive Nihonshu ma si legge saké. La nota bevanda nipponica si è fatta conoscere nel mondo con un nome che non è il suo. In giapponese, infatti, saké significa semplicemente «alcool», tanto che con questa parola si intende tutto il mondo del beverage alcolico, dal vino allo whisky. Per indicare quello che noi occidentali chiamiamo saké i giapponesi dicono invece nihonshu, che letteralmente significa «bevanda alcolica giapponese»
 
Molti lo classificano erroneamente come liquore o distillato ma in realtà il saké è una bevanda ottenuta dalla fermentazione del riso, indotta da un microrganismo chiamato koji-kin e dall’aggiunta di lievito (kobo). La sua gradazione, che si aggira tra i 15 e 18 gradi, lo rende una bevanda alcolica che può essere consumata durante i pasti, proprio come un calice di vino.
 
Per poter gustare al meglio questa bevanda è bene sapere che non c’è una temperatura standard ma bensì diverse temperature a cui può essere servito a seconda del tipo di sakè e dei gusti: quello caldo è servito tra i 30-35 gradi e in questo caso la fragranza del saké aumenta, rendendolo più intenso, servito poi a 40-55 gradi sono invece la percezione dell’alcool e la secchezza ad aumentare. Il saké freddo è invece una conquista recente, dato che si è iniziato a berlo così solo negli anni ‘60. Il saké bevuto a basse temperature è molto bilanciato e si presenta nella sua completezza. La temperatura di servizio varia tra i 5 e i 15 gradi.
 
Esiste una vasta gamma di sake. Ufficialmente il Giappone li divide in tre denominazioni: Ginjoshi, Junmaishu, Honjozushu, ma le tipologie sono infinite. Il tipo di riso è una delle variabili in grado di influenzarne il sapore ma contano anche l’acqua, la raffinazione del riso, il koji, il tipo di lievito, la pastorizzazione e non ultimo le tecniche e i metodi trasmessi di mastro in mastro.
Puoi passare al Tao Sushi Restaurant e gustarlo nel modo che preferisci, per accompagnare piatti freschi e invitanti.
 
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Wasabi: molto più che una semplice salsa

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La parola Wasabi è normalmente associata alla tipica salsa piccante, ingrediente per eccellenza nella cucina giapponese.
In realtà il Wasabi è una pianta molto nota in Giappone, conosciuta con il nome scientifico di Wasabia japonica o Eutrema japonica. Tra i tanti utilizzi nel Sol Levante, troviamo appunto quello più tipico ed esportato nell’occidente come salsa che si ricava dalle radici della pianta.
 
La nota salsa non si ferma qui: si tratta infatti di un ingrediente ricco di benefici!
 
Ciò è dovuto al fatto che la pianta Wasabi appartiene alla famiglia delle Cruciferae, che include verdure quali: broccoli, cavolini di Bruxelles e cavoli.
 
Vediamo allora alcuni dei più importanti benefici per la salute:
antibatterico: previene la formazione di batteri come quelli presenti all’interno del cavo orale;
antiossidante: grazie alla presenza di vitamina C, il wasabi contribuisce a rallentare l’invecchiamento cellulare del nostro organismo;
anticancerogeno: il wasabi è ricco di sostanze chiamate isotiocinanti, che attivano particolari enzimi nel fegato capaci di eliminare gli agenti cancerogeni in modo naturale.
antinfiammatorio: il wasabi annovera tra le tante proprietà anche quella di antinfiammatorio naturale, capace di inibire l’aggregazione delle piastrine del sangue.
 
Non vi resta che provare questo ingrediente dalle tante sorprese; da noi potrete gustarlo abbinato a piatti ricchi e deliziosi!
 
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Il sushi fa ingrassare

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Nighiri, maki, sashimi… sono davvero alimenti light come sembrano?

Almeno un sushi a settimana ormai è diventata la regola e l’idea di mangiare giappo piace tanto.
Ma il sushi è davvero così light come sembra oppure fa ingrassare? Insomma, ci si può sedere al tavolo ordinando tutto quello che si vuole perché tanto si tratta di mangiare sano? Abbiamo fatto chiarezza con l’esperto. Sì, il sushi fa bene alla linea ma solo se mangiato nelle giuste quantità.«Senza considerare le ricette elaborate con uova, maionese o tempura, il sushi non è altro che riso, pesce ed alghe. È una ricetta bilanciata perché contiene i carboidrati del riso che viene normalmente cotto con aceto di riso, le proteine del pesce, ricco di omega 3 (acidigrassi polinsaturi), le fibre e i sali minerali delle alghe. Se mangiato in quantità normali, come possono essere i classici 6 pezzi, non apporta calorie eccessive», spiega Giuliano Ubezio, dietista.

Il segreto per non strafare è l’abbinamento dei piatti. Evitate di ordinare solo maki, ad esempio, ma bilanciate il tutto con solo pesce crudo o una zuppa di miso come antipasto che vi aiuterà a farvi sentire più sazi. «ll sushi è un alimento equilibrato solo se associato a un pasto bilanciato – spiega Ubezio – ecco perché consiglio di variare. Se invece si eccede nel quantitativo di roll, ad esempio, è come se si mangiasse tre piatti di riso con pesce. Meglio associare una porzione di sushi con altre di solo pesce (sashimi), anche alla griglia, e magari insalate di alghe o zuppa di miso».

No ai maki con maionse o formaggio in crema, alla tempura o ai crunchyroll che sono stati precedentemente fritti. Il vero problema del sushi nella dieta, però, è rappresentato dalla salsa di soia: «La salsa di soia è molto salata. Contiene mediamente 15 grammi di sale per 100 grammi di prodotto (un alimento con più di 1,5 gr di sale è da considerarsi salato). Oltre a essere utilizzata per accompagnare sushi e sashimi, la salsa di soia viene spesso usata per cucinare anche altri piatti della cucina giapponese, il che trasforma delle ricette poco caloriche in pasti molto salati, favorendo così la ritenzione di liquidi».

Quindi sushi sì o sushi no? Mangiatelo tranquillamente una volta alla settimana, ma limitando la salsa di soia e abbinando i roll a porzioni di alghe o pesce senza riso.

Fiori di ciliegio

Post 21
 
A partire dal periodo Heian (794-1185), ogni anno in primavera, nella ricorrenza chiamata hanami (letteralmente significa “guardare i fiori” ma il termine viene utilizzato escusivamente in riferimento al fiore di ciliegio), i giapponesi festeggiano la bellezza effimera del sakura, uno dei simboli del Giappone, così fortemente presente nella cultura del Paese del Sol Levante.

Il fiore di ciliegio va oltre la sua evidente bellezza e a colpire è la sua caducità, il suo essere in piena fioritura solo per pochi giorni.

Il vero senso della tradizione hanami non consiste nel guardare lo spettacolo offerto dalla bellezza dei fiori sull’albero ma nell’osservare con una punta di tristezza e commozione come cadono dall’albero, trasportati dalla brezza primaverile nel breve viaggio che li separa dalla terra ancora fredda. Un modo dolce e allo stesso tempo malinconico per ricordare che ogni vita è destinata a finire. Sotto ogni albero fiorito viene steso un telo di plastica azzurro e al piacere estetico di restare sotto una delicata pioggia di petali, si aggiunge la gioia del cibo e della compagnia. La fioritura dei ciliegi è da sempre vista come segno premonitore della ricchezza della raccolta del riso, come auspicio di prosperità. Inoltre, come tale deve essere interpretata l’usanza di offrire infusi di fiori di ciliegio ai matrimoni.

Tra le caratteristiche distintive la principale è rappresentata dal numero di petali dei fiori di ciliegio. La maggior parte dei ciliegi selvatici ma anche di quelli coltivati hanno fiori con cinque petali, alcune specie hanno fiori con dieci, venti o più petali.

Ramen giapponese

Post 20
 
I ramen sono un piatto tradizionale giapponese, che fu importato dalla cina. Si tratta “semplicemente” di spaghetti in brodo, tuttavia possono avere diverse caratteristiche. Esistono principalmente 4 tipologie di ramen, A seconda delle quali il brodo viene preparato in modo diverso. Ci sono brodi preparati con dashi (a base di pesce) e brodi preparati facendo bollire la carne.
 
Non focalizzatevi troppo sulla tipologia di brodo ma più che altro su come questo viene condito.
 
Oltre infatti al tipo di preparazione del brodo c’è da considerare anche il condimento del brodo:
Shio: è semplicemente sale. Il brodo in questo caso sembra quasi trasparente.
Shoyu: è la salsa di soia, ma non quella che si usa per il sushi ma di solito un tipo speciale. Il brodo diventa leggermente marrone.
Miso: è la pasta di soia fermentata. Ha un sapore molto deciso e il brodo diventa opaco.
Tonkotsu: è un tipo di ramen con un brodo fatto facendo bollire ossa di maiale per moltissime ore. Il colore del brodo diventa opaco ed il sapore è molto deciso e a qualcuno potrebbe non piacere oltre che fare impressione dopo aver conosciuto il modo in cui viene preparato.
 
Se avete voglia di provare un piatto veramente giapponese e dalla tradizione millenaria, non potete non passare ad assaggiare i ramen del Tao Sushi Restaurant!

San Valentino in Giappone

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La festa di San Valentino (バレンタインデー) è molto popolare in Giappone, e come tutte le feste occidentali importate nel paese del sol levante, fu introdotta per fini commerciali. Dopo alcune campagne pubblicitarie della ditta Morozoff di Kobe non andate a buon fine nel 1936 e 1953, nel 1958 una campagna pubblicitaria dei grandi magazzini Isetan ebbe finalmente successo e da allora San Valentino è diventata sempre più popolare nel paese, soprattutto fra i teenagers.
 
Questa festa ha però assunto in Giappone alcune sfumature particolari e (quasi) uniche rispetto al resto del mondo.
 
Non esiste la consuetudine tra gli innamorati dell’appuntamento romantico, cenando insieme e scambiandosi piccoli doni, ma tutto è legato al regalo di cioccolata (no fiori o altro).
Se vi ritrovate in Giappone il 14 febbraio, noterete cioccolata in vendita dappertutto, anche in stand temporanei che nascono per l’occasione, per esempio dentro le stazioni. Secondo alcune stime, circa la metà delle vendite di cioccolata in Giappone in un anno avviene nel periodo di San Valentino.
A regalare la cioccolata sono però solo le ragazze, e non la regalano soltanto al proprio fidanzato o più in generale alla persona amata, ma a tante persone.
 
Vi sono comunque tre diversi “tipi” di cioccolata:
 
-la giri-choko (義理チョコ), la cui traduzione letterale sarebbe “cioccolata dell’obbligo”, che è semplice cioccolata, comprata nei negozi e regalata in confezioni normali, senza spendere molto, che viene regalata dalle ragazze a persone come i propri compagni di classe o colleghi di lavoro. Spesso questa cioccolata viene regalata per la solita motivazione che condiziona i giapponesi in molti aspetti della loro vita, il seguire ciecamente le convenzioni sociali, ovvero “tutti lo fanno, è consuetudine farlo, quindi bisogna farlo”, non importa se la convenzione sociale sia dettata da qualche multinazionale dei dolciumi;
 
-la tomo-choko (友チョコ), la cui traduzione letterale sarebbe “cioccolata dell’amico”, che è un regalo più sincero, regalato agli amici a cui si vuole bene davvero, talvolta anche tra ragazze;
 
-la honmei-choko (本命チョコ), la cui traduzione letterale sarebbe “cioccolata del prediletto”, che viene regalata alla persona che si ama, quindi al proprio fidanzato o marito, o a qualcuno di cui si è innamorati e a cui ci si vuole dichiarare o comunque far capire i propri sentimenti. Questa cioccolata viene preferibilmente preparata in casa con le proprie mani e confezionata con cura, oppure comprata nei negozi scegliendo però qualche marca pregiata e costosa e avvolta in confezioni particolari.
 
Buon San Valentino a tutti i nostri clienti!

SUSHI TAO RESTAURANT

Ti Aspettiamo!

Via San Paolo, 1 - 41121 Modena