Il cirashi

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Il chirashi è un tipo di sushi che consiste in una ciotola di riso servita insieme ad altri ingredienti, tra cui il pesce crudo, disposti senza un ordine preciso.

Il nome esteso di questo piatto giapponese è Edomae Chirashizushi, cioè sushi sparpagliato alla maniera di Edo, dove Edo è l’antico nome della città di Tokyo.

Lo stile della capitale prevede la disposizione ad arte di tutti gli ingredienti sulla superficie del riso, in modo per nulla disordinato. Una variante è il Gomokusushi, un chirashi tipico invece della regione del Kansai, in cui gli ingredienti cotti o crudi sono miscelati insieme al riso.

Nei ristoranti giapponesi possono essere serviti chirashi formati da un unico ingrediente, come tonno o salmone, oppure da un fantasioso insieme di più elementi per un risultato colorato e molto estetico.

Il Kobe

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È senz’altro il sogno di ogni carnivoro. Si tratta di un prodotto di altissimo livello e che come tale va degustato sapendo di approcciarsi ad una esperienza unica.
 
Il manzo di Kobe altro non è che un particolare tipo di carne di origine giapponese. I tagli in questione derivano da manzi accuratamente selezionati e cresciuti in ambienti dove lo stress non esiste. Il suo tratto distintivo è il manto, che è di un nero lucidissimo, oltre ad essere nutrito esclusivamente con riso, fieno e grano.
 
Questi sono animali così coccolati e viziati che vengono addirittura massaggiati per svegliare i muscoli e sopperire allo scarso movimento fisico; per questo è normale che la carne ottenuta da questa catena di produzione sia di livello alto. Le tecniche di macellazione non sono da meno, e seguono precisi standard dai quali è severamente vietato uscire.

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I 6 benefici del Sushi

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Questo tradizionale piatto nipponico, oltre ad essere gustoso, risulta essere salutare sotto diversi aspetti:
1. basso apporto calorico: a confronto con la pasta, un piatto di sushi presenta meno calorie.
2. omega 3: l’assunzione di questi acidi grassi dona benefici al cervello, oltre che all’apparato cardiocircolatorio.
3. fonte di proteine di qualità: a differenza delle carne, l’assunzione di queste proteine non è correlato con l’aumento di possibilità di sviluppo del cancro.
4. minerali essenziali con l’alga nori: l’alga nori rappresenta un’ottima fonte di iodio, favorisce il corretto funzionamento della tiroide ed evita squilibri ormonali; essa contiene, inoltre, anche buone fonti di magnesio, ferro e calcio.
5. antisettico naturale: lo zenzero e l’aceto di riso sono veri e propri antisettici naturali, e dunque, questo fa sì che sia un ottimo alleato del sistema immunitario.
6. gluten free: il sushi nella sua ricetta originale risulta privo di glutine, ma attenzione alla salsa di soia, quella non è gluten free; se proprio non potete farne a meno chiedete della salsa tamari.
 
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Sushi Guinnes World Record

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Lo sapevate che esiste un Guinnes World Record anche per il sushi?

A Hong Kong, in occasione del decimo anniversario di un negozio, è stato assemblato il più grande mosaico di sushi al mondo!
L’opera misurava 37 metri quadrati ed era composta da ben 20.647 pezzi di sushi.

Il salmone

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Il salmone è uno dei pesci più utilizzati nella cucina giapponese e viene servito crudo, appena scottato o cotto. Le sue proprietà nutrizionali lo rendono uno dei pesci più pregiati ed allevati al mondo.

Oltre ad essere ricco di Omega 3, grasso polinsaturo essenziale perché non può essere prodotto dal nostro organismo, il salmone ha tante altre proprietà benefiche: aiuta a mantenere sotto controllo il peso in quanto è ricco di proteine che aiutano a regolare gli ormoni che trasmettono il senso di sazietà; è antinfiammatorio e porta benefici anche al cervello, riducendo i sintomi della depressione e gli stati d’ansia e rallentando la perdita di memoria; è utile nella prevenzione di alcuni tumori e patologie ossee; abbassa il livello di colesterolo cattivo alzando quello buono; contrasta i radicali liberi e rallenta l’invecchiamento di cellule e tessuti mantenendo la pelle sana e luminosa e favorisce la crescita della massa muscolare.

Date le sue notevoli proprietà, il salmone dovrebbe essere inserito nella dieta di tutti, evitando però gli eccessi. Infatti, nonostante i suoi numerosi benefici, il salmone ha anche alcune controindicazioni: favorisce la ritenzione idrica, può essere OGM, assorbe i metalli pesanti presenti nelle acque e può essere di difficile digestione.

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La salsa teriyaki

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La salsa teriyaki è uno dei condimenti più diffusi e apprezzati della cucina giapponese, è conosciuta anche come tarè ed ha un sapore agrodolce. Il termine teriyaki si riferisce ai piatti cucinati con questa salsa e alla tecnica con cui vengono preparati. La parola teri significa lucido o splendente e si riferisce al colore della salsa; la parola yaki significa cotto su metallo (quindi alla griglia, in padella o sulla piastra).

Viene realizzata con salsa di soia, mirin o sakè, zucchero e miele. Ingredienti semplici, ma che necessitano di essere bilanciati sapientemente. La preparazione è molto facile: è sufficiente unire tutti gli ingredienti in una padella e portare ad ebollizione il composto. A volte viene aggiunto anche zenzero grattugiato, aglio tritato o amido. Se viene utilizzata come marinatura, si consiglia di lasciarla più liquida, mentre se utilizzata come salsa deve avere una consistenza densa e corposa di colore scuro.

Con la salsa teriyaki è possibile cucinare pollo, manzo, pesce, frutti di mare, verdure, tofu e tanto altro.
Solitamente viene utilizzata per glassare le pietanze cotte alla piastra, conferendo un aspetto lucido e caramellato alle vivande. Può essere utilizzata in tutte le cucine del mondo: in sostituzione dell’aceto nelle marinature o nelle insalate, all’interno degli hamburger americani, come salsa di accompagnamento del sushi roll o come condimento dei noodles.

Per preparala in casa, sono necessari:
– 125 ml di salsa di soia
– 2 cucchiai di mirin (o sakè)
– 1 cucchiaio di zucchero (o miele)

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Hashi, le bacchette giapponesi

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Le bacchette sono utensili fondamentali nella tradizione culinaria del Giappone: equivalgono alle nostre posate e i giapponesi le utilizzano sia per mangiare sia per cucinare. Le tradizionali bacchette giapponesi sono fatte di legno, principalmente bambù, ma in alcuni casi è possibile trovarli anche in metallo o plastica. Essendo una parte fondamentale nella cultura giapponese, le bacchette sono spesso decorate in modo minuzioso e preciso, incise o laccate.

Si è abituati a vedere le bacchette giapponesi come quelle usa e getta dei ristoranti, in realtà in famiglia, ogni componente ha le proprie bacchette che vengono servite in una capiente ciotola posta al centro del tavolo. Esistono diversi tipi di bacchette a seconda della situazione o del soggetto che le utilizza: per mangiare la portata principale, per cucinare, per le donne, per gli uomini e per i bambini.

Secondo il Galateo d’Oriente, e come buona norma igienica, non si possono appoggiare le bacchette direttamente sul tavolo, ma si deve utilizzare lo Hashioki (l’apposito rialzo o piattino, posto di fronte o a sinistra della ciotola del cibo, che può essere in legno, ceramica, vetro, giada o carta).

Per molti occidentali, utilizzare le bacchette in modo corretto sembra impossibile. In realtà bastano pochi semplici gesti e un po’di pratica per imparare ad usarle e per rispettare la cultura culinaria giapponese.

Ecco alcuni consigli pratici per come usare le bacchette:
impugna la prima bacchetta, poco sopra la metà, tra la punta del pollice e la punta dell’indice (come una matita);
infila la seconda bacchetta (che rimarrà sempre ferma) nell’incavo del pollice e appoggiala alla prima falange dell’anulare;
tieni la prima bacchetta aiutandoti con la prima falange del medio.Muovendo l’indice ed il medio automaticamente si muoverà anche la bacchetta.

Semplice no?

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Gli edamame

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Gli edamame, o fagioli di soia, sono un alimento tipico delle regioni orientali particolarmente ricco sotto il profilo nutrizionale. Il nome deriva dalla combinazione delle parole “eda”, che significa rami, e“mame”, che significa chicchi.

L’edamame è un alimento che si presta alla maggior parte dei regini alimentari: non contiene glutine o lattosio, si presta alla dieta dei vegetariani e dei vegani, può essere utilizzato nel sistema nutrizionale per il sovrappeso e per le malattie del metabolismo. Inoltre, grazie al buon contenuto di fibre, l’edamame può aiutare il regolare transito intestinale e,in sinergia con i grassi essenziali, può contribuire a prevenire e a ridurre la gravità di eventuali complicazioni metaboliche, quali ipertensione, diabete mellito tipo 2 e relative complicanze.

Grazie alla presenza di isoflavoni, ovvero sostanze bioattive che combattono il colesterolo, riducono il rischio di cancro alla prostata e al seno e riducono il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari.

Potrebbe essere considerato il giusto compromesso tra un legume e un ortaggio, grazie alla moderata funzione calorica e al notevole apporto idro-salino.

L’edamame è considerato anche “il migliore spuntino ad oggi conosciuto” (come sostiene lo UnitedStatesDepartment of Agriculture), in quanto ha unelevato potere saziante.

I giapponesi consigliano di mangiarlo come snack accompagnato da una bibita ghiacciata.

Dal punto di vista nutrizionale, 100 gr di edamame corrispondono a circa 120 calorie, di cui 11 gr sono rappresentate da proteine, 10 gr da carboidrati, 5 gr di grassi e 5 gr di fibre. Apporta anche un buon contenuto di sali minerali e vitamine: potassio, sodio, calcio, ferro, magnesio e vitamina C.

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Futomaki

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Il futomaki, il cui significato in giapponese è “rotoli larghi”, è un sushi che appartiene alla categoria dei “maki” arrotolato con una foglia intera di alga nori ripieno di riso e vari ingredienti a scelta.
Gli ingredienti con cui vengono farciti i futomaki possono essere: tonno, salmone fresco, surimi, uova di pesce, verdure e la famosa tamgoyaki, la frittata arrotolata giapponese.

I futomaki si distinguono dagli uramaki per le loro dimensioni e per il fatto che l’alga nori nei primi è all’esterno mentre nei secondi è all’interno del rotolo mentre il riso è all’esterno.
Si distinguono poi dagli hossomaki, ovvero “rotoli stretti”, per le loro dimensioni.
Il futomaki presenta all’interno almeno 4 ingredienti diversi mentre nell’ hossomaki l’ingrediente è uno solo, quindi più ridotto rispetto al fratello maggiore.

Come gli altri sushi, anche il futomaki viene accostato preferibilmente con salsa di soia e wasabi.
Da noi potrai gustare una grande varietà di futomaki: futomaki fritto, vegetariano, futomaki sake, california ed ebiten, tutti piatti ricchi e deliziosi.

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Sakè

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Si scrive Nihonshu ma si legge saké. La nota bevanda nipponica si è fatta conoscere nel mondo con un nome che non è il suo. In giapponese, infatti, saké significa semplicemente «alcool», tanto che con questa parola si intende tutto il mondo del beverage alcolico, dal vino allo whisky. Per indicare quello che noi occidentali chiamiamo saké i giapponesi dicono invece nihonshu, che letteralmente significa «bevanda alcolica giapponese»
 
Molti lo classificano erroneamente come liquore o distillato ma in realtà il saké è una bevanda ottenuta dalla fermentazione del riso, indotta da un microrganismo chiamato koji-kin e dall’aggiunta di lievito (kobo). La sua gradazione, che si aggira tra i 15 e 18 gradi, lo rende una bevanda alcolica che può essere consumata durante i pasti, proprio come un calice di vino.
 
Per poter gustare al meglio questa bevanda è bene sapere che non c’è una temperatura standard ma bensì diverse temperature a cui può essere servito a seconda del tipo di sakè e dei gusti: quello caldo è servito tra i 30-35 gradi e in questo caso la fragranza del saké aumenta, rendendolo più intenso, servito poi a 40-55 gradi sono invece la percezione dell’alcool e la secchezza ad aumentare. Il saké freddo è invece una conquista recente, dato che si è iniziato a berlo così solo negli anni ‘60. Il saké bevuto a basse temperature è molto bilanciato e si presenta nella sua completezza. La temperatura di servizio varia tra i 5 e i 15 gradi.
 
Esiste una vasta gamma di sake. Ufficialmente il Giappone li divide in tre denominazioni: Ginjoshi, Junmaishu, Honjozushu, ma le tipologie sono infinite. Il tipo di riso è una delle variabili in grado di influenzarne il sapore ma contano anche l’acqua, la raffinazione del riso, il koji, il tipo di lievito, la pastorizzazione e non ultimo le tecniche e i metodi trasmessi di mastro in mastro.
Puoi passare al Tao Sushi Restaurant e gustarlo nel modo che preferisci, per accompagnare piatti freschi e invitanti.
 
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